La forbice tra tasso fisso e tasso variabile è sempre più piccola.


Autore: Massimo Manuel Bruognolo | 28/07/2016 ore 16.30

Il referendum del 23 giugno nel Regno Unito sta causando forte instabilità sui mercati finanziari europei, che a cascata si riflette sul mercato italiano, quello dei mutui compreso. Con la Brexit è iniziata una discesa dei titoli di stato e dei tassi interbancari. Nelle ultime settimane il Bund tedesco ha toccato il minimo storico (-0,2%), influenzando direttamente i mutuatari a tasso fisso.

Infatti, il tasso fisso è la somma tra spread e indice Eurirs, che dipende dall’evoluzione del Bund tedesco. Dunque, se i titoli di stato della Germania salgono sale anche l’Eurirs e viceversa. Di conseguenza, oggi l’Eurirs a 20 anni è di 56 punti base inferiore (0,85%) rispetto a Gennaio, quando quotava all’1,41%. Come già spiegato in precedenza con la news su Brexit, contrarre un mutuo a tasso fisso in questo momento è davvero molto più conveniente rispetto ai mesi passati.

I recenti avvenimenti nel Regno Unito fanno ipotizzare che le Banche Centrali prendano ulteriori misure espansive, riducendo maggiormente i tassi di mercato. In aggiunta, anche il tasso variabile scende, però ad un ritmo inferiore per i limiti intrinsechi dell’Euribor, da cui il tasso variabile dipende. Il tasso variabile potrebbe scendere ulteriormente solo se Mario Draghi decidesse di abbassare il tasso sui depositi, che costituisce il suo limite al ribasso dell’Euribor.

Scenari simili si sono verificati nel biennio 2007-2008, quando gli indici Euribor crebbero esponenzialmente a causa della crisi di liquidità del sistema bancario successivamente al fallimento di Lehman Brothers e alla circolazione dei titoli derivati legati ai mutui subprime negli USA. L’Europa non soffre di crisi di liquidità, però deve sostenere il peso di 1.000 miliardi di crediti deteriorati.

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